[Roberto Tossani]
Diario pubblico di uno scritt'ore
(quello privato continuo a scriverlo a mano dal 1978, su quaderni e quaderni e quaderni)


 

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c'è un mio racconto
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come scritt'ore di romanzi






venerdì, 16 gennaio 2009

CHIUSO PER INVENTARIO

postato da RobertoTossani, 09:21 | link | commenti (25) |

lunedì, 22 dicembre 2008

sotto il filo

ho vissuto la mia vita in bilico fra gli opposti, benché sapessi che non esiste l'equilibrio, non esistono gli opposti (e vivere la propria vita non ha senso
: se si teme di cadere)

postato da RobertoTossani, 09:17 | link | commenti (18) | poche idee ma confuse

martedì, 16 dicembre 2008

E piove, piove, piove, piove, piove e piove

Il muschio mi cresce sotto i piedi. La muffa invade le mie gambe. Sono disseminati licheni sulle mie palle.
Sto quasi bene. Sto quasi male. Se piove ancora un giorno mi toccherà fare come il protagonista di I sassi vanno matti per le sasse (qui) o come nel penultimo paragrafo del mio racconto nell’antologia The Sleepers (qui).
Mi sto facendo pubblicità? Sì, cazzo. Sotto questa pioggia: “Comprate i miei libri e sputatemi addosso”… (grazie Francesco, lo sai che ti amo Guccini? Uno che canta: “Non starò più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo” non può che essere un mito per me).
Piove. E delle tamerici salmastre ed arse ne abbiamo pieni i coglioni. Come dei nanerottoli al potere. E dei we can del cazzo all’opposizione. E degli ex magistrati che si buttano in politica. La politica è una cosa bella, porca troia. Se non la sapete fare andatevene fuori dalle balle.
Strapiove. Stramerda. Raccoglietele voi le merde di Gold squacquerate sull’erba e sulla ghiaia. Spiegate voi alla mia caldaia a gasolio che non deve andare in blocco malgrado l’acqua. Io mi arrendo.
Però sto quasi bene. Sto quasi male. Se piove ancora un giorno mi toccherà trombare con l’impermeabile e gli stivali. Che poi non è così terribile, tanto dopo dieci minuti è finito tutto.
Volete farmi diventare uno scritt’ore fam’oso? Sì o no? Che da gennaio comincerò pure a fare una cosa che vi dirò più avanti, sempre se ne avrò voglia. Sempre che tutta ‘sta pioggia non mi riduca il pisello a un chicco di riso che non si monda più.
Ok, per oggi ho finito. Vi voglio bene. Fate le brave, fate i bravi (o don Abbondio se preferite). A me Manzoni, in fondo, è sempre piaciuto. Sinceramente lo preferisco a Moccia.

postato da RobertoTossani, 09:00 | link | commenti (14) | vita quotidiana

lunedì, 01 dicembre 2008

Sempre e fortissimamente DUE

Curioso come tutto sia sempre così banale e assurdo.
Banale che mentre ti senti "bene" sta già mutando perché tu poi stia "male" e quando ti senti "male" sta già mutando perché tu poi stia "bene".
(tanto per essere ripetivi come nella solita favoletta taoista qui)
Assurdo esserne costantemente consapevoli così da non stare mai "bene" completamente, riuscendo però a stare del tutto "male", figuriamoci.
(tanto per essere ripetitivi come in questo aforisma qui)
Curioso.
(continuando ad essere banalmente e assurdamente ripetitivi: "Curioso come una salita vista dall'altra parte assomigli tanto a una discesa" by Pippo & Eraclito)

postato da RobertoTossani, 09:35 | link | commenti (14) | flessioni e riflessioni

martedì, 25 novembre 2008

THE SLEEPERS, racconti tra sogno e veglia

Venerdì 28 novembre esce in tutte le librerie l'antologia The Sleepers - racconti tra sogno e veglia, a cura di Misia Donati e Ilaria L. Silvuni, edita da Azimut.
C'è anche un mio racconto.
Cliccando sulla copertina troverete tutti i particolari, cliccando sul banner a sinistra The Sleepers troverete il blog, estratti dall'antologia, segnalazioni e appuntamenti.
Buon divertimento.

postato da RobertoTossani, 08:45 | link | commenti (7) | formazione continua

mercoledì, 19 novembre 2008

patetica in sinflex diesis minore

sapere che hai pianto per me fa male
come questa emicrania coltivata nottetempo perché fiorisse in tutto il suo splendore e battesse in testa da buon vecchio motore di auto antiche che non fanno più
non facciamo più l'amore da così tanto tempo
e il tempo che vivo è un dolce assassino che mi accarezza ad ogni colpo di piccone, che mi sussurra questa verità di stare così bene mentre muoio ridendo ogni mattina
ricordo le mattine che ci siamo svegliati insieme, abbracciati
ma insieme a me resta la solitudine che non mi lascia solo, gli affetti di parole e sorrisi nel vuoto delle braccia, il momento che ti dedico perché resti solo
sei stata un piccolo amore che ha preso il volo
ed io volo radente basso su questo mal di testa, su questo tempo criminale che già assolvo, su questa solitudine che è un piano immenso da sorvolare piano

(prima di andare a sbattere lontano contro l'ultimo orizzonte che ti nasconderà, dietro la mente)

postato da RobertoTossani, 08:52 | link | commenti (11) | robe letterarie

giovedì, 13 novembre 2008

"Meglio sarebbe (che non t'avessi amato)"

Però ogni tanto dovrei tornare a flettere e riflettere qualche pensiero.

Ad esempio la politica italiana (politica? ma qualcuno ha presente che cosa sia la politica?).
Il PD, per cui ho votato, invece di tuonare moralisticamente verso le battute da osteria del Nostro Signore e Fratello Silvio, perché non fa sapere agli italiani un particolare curioso?
Che l’attuale esecutivo ha detassato come si sa gli straordinari (decreto abbastanza inutile data la crisi economica – sono ben pochi che fanno straordinari - e inoltre legata alla fascia di reddito del dipendente – e questo già non lo si dice), ma in compenso ha per la prima volta tassato la cosiddetta “elargizione annuale”.
Un’impresa può dare a fine anno ai propri dipendenti fino a un massimo di 260 euro come premio, basta che l’elargizione sia per tutti e senza discriminazioni (cosa che ha fatto sempre comodo ai dipendenti e alle aziende, soprattutto alle piccole e medie imprese): bene, d’ora in avanti questo bonus verrà tassato (con un’ovvia fregatura per tutti).
Se non si sa fare neanche opposizione intelligente (cosa che non sa fare né Di Pietro, né gli sfigati extraparlamentari di sinistra – lasciamo perdere l’UDC) che cazzo di movimento politico nuovo, eh?
We can ‘sto sòccmel, per dirla finemente.

Ad esempio la condizione umana (grazie Malraux) delle persone che conosco non superficialmente.
Grigia: dal grigio scuro al grigio chiaro, a volte addirittura tendente al nero, ma grigia (che se ci parli un po’ più a lungo viene fuori che non c’è un cazzo di uno/a che sia soddisfatto della propria vita).
D’accordo, conoscendomi si potrebbe pensare che io conosca soltanto persone che hanno una certa difficoltà a vivere la propria esistenza: per carità, si tende sempre a frequentare i propri simili.
Ma non ci sto, sono convinto che questa senso d’insoddisfazione rappresenti la maggioranza degli esseri umani del cosiddetto mondo occidentale (decadente, da molto tempo decadente) e che la società che abbiamo contribuito a creare si fondi su un non fondo fondamentale: sulla sabbia (dentro al tunnel aperto da Marx e Nietzsche di cui non si vede ancora l’uscita: dio siamo NOI, oppure dio sono IO, oppure vaffanculo - ma vacci sul serio: tu e tutti).
E taccio sul fantomatico AAMMOORREE, che sennò le cateratte della fottitura si spalancherebbero.

Ad esempio un piccolo particolare del mio essere (doppio, multiplo, come volete voi).
Ho sempre goduto, fin da piccolo, nell’attesa: a me Waiting for Godot mi fa un baffo (e pure Bisio, con il suo dimenticato spettacolo dal titolo formidabile: Aspettando, godo).
Io assaporo ogni istante dell’attesa, quel periodo di tempo immobile in cui giro tutto attorno prima che qualcosa accada (l’attesa per i regali di Natale, l’attesa per i risultati a scuola, l’attesa per una scopata fantastica, l’attesa per un pranzo luculliano, l’attesa che Lei – ah, l’aammoorree – mi sorrida, mi faccia un cenno, mi baci).
Posso portare l’attesa allo spasimo, posso riuscire a dilatarla fino a quando il fatto stesso, l’evento, il ciò che accadendo fa terminare l’attesa, perda ogni forza, ogni significato, l’essenza stessa del suo avvenire.
Io mi crogiolo ed eiaculo attendendo, perché qualsiasi fatto che accade non possa avere la potenza e il piacere che l’ha preceduto.
Io sono e vivo nel tempo immobile che precede (che detto in altre parole suona più o meno come: "io sono piuttosto imbecille, ok").

No, sarebbe meglio* che io non flettessi e riflettessi alcun pensiero.

* E ancora una volta grazie a John Brunner: Meglio? E di che?

postato da RobertoTossani, 09:59 | link | commenti (14) | flessioni e riflessioni

venerdì, 07 novembre 2008

L'ultima favola

*

Che se raccontassi a Ilaria una favola, dall’alto dei suoi 13 anni metterebbe Johnny Depp come principe azzurro e Avril Lavigne come principessa.
Che se raccontassi a Carmen una favola, dal medio dei nostri 16 anni di matrimonio + 10 anni di “fidanzamento” ci chiederemmo: “Cazzo si fa a vivere per sempre felici e contenti?”.
Che se io mi raccontassi una favola, dal basso dei miei 18 centimetri (licenza poetica) metterei a posto le robe chiedendomi dove finisce una favola che è sempre iniziata.

(così ci vuole un’ultima favola)

C’era una volta un fiore che disse al fiore giallo vicino: “Tu sei giallo”.
E il fiore giallo vicino gli rispose: “Anche tu sei giallo”.
E tutti gli altri fiori gialli attorno: “Siamo tutti gialli”.
E il primo fiore, convinto di essere nato rosa, commentò: “Cazzo, voi sarete anche gialli da sempre, ma io probabilmente ho preso l’epatite”.



* Contrappunti delle Orme, tratto dall’album omonimo del 1974: un gioiellino di puro progressive rock italiano che magari non sembra, ma invece c’entra molto in questo post.

postato da RobertoTossani, 09:27 | link | commenti (11) | vita quotidiana

mercoledì, 05 novembre 2008

MOZZICONI, la presentazione a Lucca

Leggete qui la cronaca di Monica Nardozi sulla presentazione di Mozziconi a Lucca Comics & Games: ne vale davvero la pena.
Intanto vi ricordo che il libro può essere acquistato nelle librerie Feltrinelli, in quelle del circuito Interno 4 e nelle migliori fumetterie.
Lo so, vi sto tempestando con questi post, ma non è solo pubblicità (in parte lo è): credo che Mozziconi sia un gioiellino da non perdere.

postato da RobertoTossani, 09:04 | link | commenti (5) | formazione continua

venerdì, 31 ottobre 2008

Diventerò Papa?

Qualche tempo fa mi invitarono a diventare Papa: alcuni importanti esponenti della Chiesa, della Q2 (upgrade della P2) e dei servizi segreti ne avevano le palle piene del sorriso di Ratzinger.
Io accettai a due condizioni: che ci si impegnasse davvero per l’Africa, ultimo continente restato ad essere tagliato fuori dalla globalizzazione, e che potessi avere a mia completa disposizione una donna giovane e figa alla settimana.
Stipulammo il contratto e via.
Subito i cospiratori si diedero da fare per ordinare un paio di rapimenti alla malavita organizzata, assoldare un killer internazionale (e far venire le stigmate a un povero cristo tanto per sviare l’attenzione).
Nell’attesa io pretesi:
1) che alle prossime europee il Pdl prendesse una sonora batosta a favore del Pd;
2) che la scuola ricevesse un milione di miliardi di euro;
3) che il giro settimanale di donne iniziasse immediatamente.
Per i primi due punti fui rassicurato, per il terzo mi vidi arrivare in casa Anya Rozova.
Terminata la settimana suonò il campanello Yasmin Warsame: io le chiesi di ripassare la settimana successiva perché il mio pisello era crollato stravolto tra i fagiolini (mica sono più tanto giovane, sennò come farebbero a farmi Papa?).
Intanto i rapimenti erano stati effettuati (Chi l’ha visto? sulle barricate a cercare improbabili similitudini con Emanuela Orlandi e Mirella Gregori) mentre un certo Mario Rossi si era visto cerscere le stigmate (corso subito a Lourdes aveva bestemmiato contro la Madonna che lui, cazzo, faceva l’idraulico: come poteva continuare a lavorare con quei buchi?).
Tornata Yasmin e terminata la sua settimana (il mio pisello decise di farsi arancione per cercare di mimetizzarsi con le carote) due settimane fa i vertici cospiratori mi presentarono Sthjryeu Ghjfyute: il killer.
A me è sembrato un deficiente, ma che ne capisco io di killer?
Così domani è il gran giorno: durante la celebrazione del 1° novembre, l’idiota internazionale (consigliato da Cia, Mossad ed esponenti cinesi della Q2) proverà a far fuori Benedetto XVI.
Io me ne starò davanti alla tv per vedere fallire la missione, accoccolato sul divano con Monica Bellucci che mi farà carezzine e mi darà bacini sulla guancia chiedendosi come fa un pisello (malgrado sia Hallowen, d’accordo) a starsene così spiaccicato nei boxer come la polpa di una zucca.
Credo finirò in carcere quando si scoprirà il complotto, magari mi faranno arancione pure il culo.
Oppure andrà tutto bene e tra un paio di mesi salirò al soglio pontificio.
Per ogni evenienza ho già scelto il nome: Lucifero I (detto il Papapapà).

postato da RobertoTossani, 09:07 | link | commenti (11) | robe letterarie

martedì, 28 ottobre 2008

MOZZICONI, il libro

Alle 16 e 45 di domenica 2 novembre, nell’ambito della mostra Lucca Comics & Games 2008, alla Camera di Commercio di Lucca ci sarà la presentazione ufficiale di Mozziconi, sei storie di Monica Nardozi fumettate da Eugenia Monti: il primo libro che ho curato per Edizioni del Vento.
(il libro sarà disponibile da novembre, per maggiori particolari vi darò precise informazioni in seguito)

Dalla quarta di copertina
Storie violente, ironiche, politicamente scorrette. Storie di donne orribili, gatti satanici, clandestini naufragati, frigoriferi troppo belli, maschi studiati come cavie, violoncellisti dirottati. Storie da leggere tutte d’un fiato che si snodano con una scrittura emozionante, fuori dagli schemi, bilanciata tra letteratura d’avanguardia e frasi rubate al nostro parlare comune.
E fumetti. Fumetti che entrano nelle storie, le contaminano, propongono un’immagine che strappa un ritmo incalzante alle parole. Fumetti dal tratto scomposto e travolgente di sfumature. Fumetti dove la vita quotidiana diventa straordinaria, dove lo straordinario siamo tutti noi attraverso una lente deformata.
Mozziconi. Mozziconi di vita bruciate. Mozziconi nati dal talento di due giovani autrici che andranno molto lontano. Mozziconi che restano: consumati da un piacere che si assapora con un sorriso amaro.

Le autrici

Monica Nardozi. Nata nel 1978, vive e lavora a Roma. Si laurea in Lettere e filosofia alla Sapienza, frequenta la scuola di scrittura creativa “Omero”, scrive racconti, romanzi, elenchi della spesa, carte dei dirittidell’uomo e dell’inquilino, scrive sempre e ovunque. Attualmente iscritta alla facoltà di Scienze della formazione, si abiliterà all’insegnamento uscendo finalmente dall’opacità del precariato accademico.
Eugenia Monti. Nata nel 1985 a San Marino, vive e lavora a Bologna. Dopo gli studi presso la sezione Fumetto ed illustrazione all’Accademia di Belle Arti, si segnala al pubblico degli addetti ai lavori vincendo il concorso «Iceberg» (2007) con la storia Aceto di semi di girasole, poi pubblicata nel numero speciale di «Inguine MAH!gazine» dedicato al concorso.

postato da RobertoTossani, 08:20 | link | commenti (3) | formazione continua

giovedì, 23 ottobre 2008

The Sleepers

In The Sleepers (c'è anche il bannerino sulla sinistra) trovate un mio post (qui).
The Sleepers è stato un esperimento letterario-mediatico promosso e curato da Misia Donati e Ilaria L. Silvuni.
L'esperimento ha dato buoni frutti: a fine novembre uscirà un'antologia di racconti edita da Azimut (altri particolari li potete trovare qui).
Ne parleremo con più calma in seguito.
Baci.

postato da RobertoTossani, 09:14 | link | commenti (5) | formazione continua

lunedì, 20 ottobre 2008

Racconto non autobiografico

Ricominciata la stagione pallavolistica di Ilaria. Venerdì prima amichevole, vinta gagliardamente per 3 a 1. I brevi racconti autobiografici, però, sono finiti (qui l'ultimo e i link agli altri). Perciò posto in onore della vittoria un racconto con tema "Londra" scritto nel 2002 per Maltese Narrazioni e mai pubblicato. In effetti è troppo lungo per un blog, ma visto che ultimamente scrivo così poco, se avete voglia ve lo potete leggere in più riprese. Ciao.

Quella faccia un po' pomì

«Non sei mai stato a Londra?»

Me lo domandi con le tue tettine a punta, il ventre piatto, accendendoti un sigaretta e aprendo gli occhioni blu come un oceano rotondo attorno al vuoto, arruffando i capelli un po’ neri, un po’ rossi, un po’ biondi, un po’ come del tutto arbitrariamente un cieco dalla nascita immagina il verde, e io ti guardo con quella faccia un po’ pomì che abbiamo noi che neanche abbiamo visto Genova, figuriamoci Londra, di cui conosco il suo starsene oltremanica con gli autobus rossi a due piani, il cambio della guardia, l’abbazia di Westminster, Enrico VIII e la musica di Rick Wakeman sulle sei mogli relative, il Big Ben, i quattro Scarafoni mezzi vivi e mezzi morti e il ponte con le due torri che non sono l’Asinelli e la Garisenda, mentre ti guardo fumare appoggiata al cuscino e penso che hai trent’anni meno di me, e che qualcuno mi definirebbe un vecchio sporcaccione: “che potrebbe essere tua figlia, maiale”, però le tue tettine a punta mi fanno credere alla transustanziazione di un cazzo, per l’esattezza il mio, nel tuo perfettissimo dio animale.


A Londra adesso ci vive la mia ex moglie, gestisce una pizzeria in Oxford Street, è arrivata dieci anni fa e invece di mettersi a fare la cameriera si è inventata il ruolo di prima pizzaiola londinese, alcuni miei amici che erano andati a trovarla mi hanno raccontato che faceva roteare il disco della pizza con una grazia e una destrezza che altro che la danza dei sette veli, la pizzaiola di Oxford Street, lei sì che ti faceva rizzare l’uccello nel più gaio e indecente saluto alla Queen che certo la Vittoria non avrebbe approvato, che poi dev’essere lo stesso pensiero che ha avuto il suo datore di lavoro quando se l’è portata a letto, chiamiamolo pure pensiero, Think Cock, probabilmente, anche se dopo il divorzio da me se l’è pure sposata e adesso hanno messo al mondo due bei pupattoli che immagino pronuncino perfettamente this is the table, how are you, picture, raspberry e look my mouth.


Io odio l’inglese, sarà anche per quello che quando ho deciso di andare all’estero invece di Londra ho preferito Parigi, Vienna e San Marino, anche se a dire la verità non è che sappia parlare neppure il francese, il tedesco o il romagnolo, io per le lingue sono una frana, non perché non ci sia portato, ci mancherebbe, ma perché sono convinto che si possa parlare bene soltanto in una lingua sola, in quella che ti viene istintiva quando dici ti amo, quando lo dici a te stesso, davanti allo specchio, in una notte in cui sei così solo che accetteresti di andare fuori a cena anche con Umberto Bossi pur di poter dire sorridendo a qualcuno: “ciao stronzo”, e invece dici ti amo a quella faccia patetica che ti sta guardando dallo specchio convinto che nessuno ti risponderà mai più: “ti amo anch’io”, e una notte che la mia ex moglie se n’era andata a Londra da più di un anno, lasciandomi perché i bambini a lei sarebbe piaciuto farli: “e non essermeli sposati, questo vorrei ti fosse chiaro”, chiuso in bagno io ci ho provato a dirmi: “I love you”, ma mi sono sentito così scemo, anche perché mi stavo masturbando e trovavo estremamente ridicola l’idea che da lì a poco mi sarei esibito in un cumshot dritto dritto nella bocca del lavandino.


Tu ti alzi dal letto e io ti guardo camminare come se il tuo culetto sodo e piccolo, che sta tutto nel palmo delle mie mani, fosse l’universo che si è aperto in due quando Dio ha intuito che ci voleva una fortuna fatta così per riuscire a vivere una vita intera da uomini, tu che sei donna, o forse sarebbe meglio dire ragazza, o se vogliamo proprio essere esatti una mia studentessa nel liceo dove insegno italiano e latino, mentre stai tornando con una lattina di Coca che apri e sorseggi tra un tiro e l’altro della sigaretta tornando a sdraiarti sul letto vicino a me, tu sei quello che mi è rimasto, oppure quello che ho trovato, e c’è gente che te lo giuro non gli rimane niente, neanche un ultimo pensiero per decidere che pensare ha veramente rotto i coglioni, e se trova qualcosa trova soltanto che essere qualcuno o qualcosa non ha più molto senso, come è capitato a Gianni quando negli anni 70 se n’è andato a Londra, aveva vent’anni e un talento artistico come pochi, faceva dei quadri che ti veniva voglia di piangere perché non potevi starteli a guardare tutto il giorno, e lui ha detto: “io vado a Londra”, e ancora oggi non si sa che cazzo sia successo a Londra, dicono che un grande amore deluso, dicono che l’LSD, dicono che una schizofrenia tipica di quella età, insomma niente, quando è ritornato non gli era rimasto neanche un pound, neanche una cellula cerebrale, neppure una misera immagine da disegnare magari col gesso sui marciapiedi, niente, aveva trovato soltanto il modo migliore per non trovarsi più, e un dio, un dio che vedeva in tutti i luoghi, in tutti gli attimi, in tutti gli sguardi che lo guardavano, e Gianni si buttava in ginocchio e mormorava: “oh god”, e lo ripeteva: “oh my god”, e poi magari vedeva passare un cane, e si metteva a ridere, e pazzo com’era da quando era tornato da Londra confondeva parole e animali, e con voce estasiata urlava: “oh my dog god”, davvero, faceva così, e tu sorridi e mi passi la lattina per darle un sorso, e sento il tuo profumo sulla latta della lattina, nel buco della lattina, sulla Coca che esce dal buco della lattina, e penso che tre anni fa, quando è morto Gianni, la mia ex moglie mi ha mandato da Londra una breve letterina di condoglianze perché sapeva quanto avessi voluto bene a quel pazzo del cazzo, e a me non so cosa mi sia venuto, però le ho risposto scrivendole così: “ma quando fai i pompini al tuo husband gli metti un dito nel culo come facevi con me?”.


Quanto si è incazzata, mi hanno raccontato quelli della colonia del mio paese che vivono a Londra e tornano qui per Natale e Ferragosto, era così incazzata che voleva tornare in Italia soltanto per dirmi in faccia: “ma tu lo sai che degli otto anni che abbiamo vissuto insieme l’unica cosa che ricordo con piacere è quando ti ho detto che non c’è stata una volta, dico una volta soltanto, in cui tu mi abbia fatto venire?”, invece poi questa meschina e falsa affermazione la mia ex moglie me l’ha mandata via mail e io non le ho neanche risposto, e così quella è stata l’ultima volta che abbiamo avuto un rapporto, mentre l’ultimo rapporto sessuale l’abbiamo consumato fino in fondo 10 anni, 7 mesi, 4 giorni e un paio d’ore fa, sei mesi prima che lei se ne andasse a Londra, e alla fine, dopo che io ero venuto, E DOPO CHE ANCHE LEI ERA VENUTA, PORCAPUTTANA, NON ANDIAMO IN GIRO A RACCONTARE FROTTOLE DEL CAZZO, si è accesa una sigaretta, mi ha guardato e l’ha detto così, facile facile: “scusami, non ce la faccio più, è meglio che ci lasciamo, mi sono già messa d’accordo con mia sorella che tra qualche mese la raggiungo a Londra”, e io sono restato sul letto e come sempre non sono riuscito a tirare fuori una parola, potevo dirle: “ma io ti amo”, oppure: “ma vaffanculo”, o anche: “te lo giuro, da domani smetto di crescere, la pianto lì di fare il bambino, mi fermo a quello che sono diventato e faccio la persona matura fino a quando andrò a marcire alla fine dei miei giorni”, invece niente, sono restato a guardarla con le lacrime agli occhi e lei si è alzata e se n’è andata a dormire sul divano, e io sono rimasto così bambino che a ripensarci le lacrime agli occhi mi sono venute anche adesso, e tu te ne accorgi, e me le asciughi con le tue dita che sono così belle da essere degne di brandire il nerboruto augello di un dio dall’ubiquità carnale, e mi sorridi, e mi scaraventi addosso con disinvoltura una proposta infame.


«Comunque neanch’io sono mai stata a Londra, così appena finita la scuola ho deciso di andarci per un po’, tanto per vedere come butta: potresti venire con me.»


E io mi chiedo come faccia un uomo non più bambino ad arrivare marcio alla fine dei suoi giorni senza che gli salti in mente, un mese sì e uno no, di fermarsi prima, magari facendosi saltare le cervella o saltando dal Tower Bridge, che se non mi sbaglio si chiama proprio così il ponte di Londra con le due torri, perché innanzitutto mi sembra di essere piombato in un deja-vu rivoltante, di nuovo a fare l’amore con la donna che in quel momento è tutta la mia vita e che da un attimo all’altro salta fuori a dirmi: “guarda che me ne vado a Londra”, come se mi dicesse: “guarda che la tua vita si mette a girare a sinistra e a sorpassare a destra”, sì, lo so, qui c’è una bella differenza dato che tu mi proponi di venire con te, mentre la mia ex moglie andava a Londra giusto giusto per andare via da me, e soprattutto per non venire più con me, PERCHÉ IO LEI L’HO SEMPRE FATTA VENIRE, E CHE CAZZO, ma poi non è questo il punto, il punto siamo io e te, il punto è come hai fatto a chiedermi di partire insieme, il punto è che abbiamo trent’anni di differenza e se ci mettessimo d’impegno e nostra figlia nascesse adesso, tra vent’anni scambierebbero te per sua sorella e me per vostro nonno, il punto è che io ho un lavoro, magari di merda come il professore precario a quasi cinquant’anni, ma almeno è un lavoro, che cosa potrei mettermi a fare a Londra insieme a te?


Ma poi i punti non sono neanche questi, il punto vero è che ho paura, perché a Londra c’è la mia ex moglie, e il suo nuovo marito, e i loro due figli, e se una maledetta domenica li dovessi incontrare potrei anche perdere la testa e salutarli e invitarli a un brunch, paura perché a Londra c’è il Tamigi e non il Piave come qui, e il Tamigi lo navighi in lungo e in largo mentre il Piave, grazie all’Enel, ci sentiamo tutti un po’ Gesù visto che sulle sue acque ci possiamo camminare dal monte Peralba fino alle foci di Cortellazzo, paura perché Londra è più avanti di non so quanti anni rispetto a qui, là il mondo rotola via così veloce che quando ti accorgi che è arrivato il momento di salirci sopra lui è una pallina di merda lontana lontana che vedi spuntare per un istante dalle bianche scogliere di Dover prima di gettarsi nella Manica e raggiungere il continente per diventare da noi la caccolina di capra che va di moda nel mondo del prossimo anno, paura di tutta quella gente strasicura che andare da qualche parte sia importante e camminano per Londra dicendo dentro di sé: “cazzo sono a Londra”, e si sentono grandi, e si sentono bene, e si sentono come se camminassero davvero da qualche parte che non sia sempre la stessa parte dove hanno vissuto, la parte della loro faccia con cui hanno guardato il mondo, la parte delle loro mani con cui hanno afferrato il mondo, la parte del loro cuore che batte il mondo, e non è più bambina, ed è convinta che Londra sia una città fantastica, perché Londra dev’essere una città fantastica, ma questo non cambierebbe niente, tu ad un tratto mi lasceresti per qualcuno più giovane di me e io mi ritroverei a soffrire come il solito bambino su e giù per le strade di Londra, e magari per fare il figo ti chiamerei bitch, e ti manderei a fack off, e urlerei bastard in faccia a questa vita di shit, ma in fondo mi sentirei uno stupido stranger in the night, e vorrei tornare qui dove alla fine posso credere che Londra sia una città dove accadono mille cose diverse di cui non ce n’è una che me ne freghi un cazzo solo di niente, una città come tante, una città indescrivibile, una città che non vedrò mai e che non vale la pena di vedere, perché io sono un eterno bambino e visto che la prerogativa di un bambino è quella di crescere, io non smetterò mai di crescere, e crescere a Londra vuol dire accettare il fatto che aveva ragione Gianni quando una sera, prima di partire, facendoci una canna, mi ha detto: “io non credo in Dio, lo sai, ma se esistesse un’entità superiore all’uomo, almeno tanto quanto noi siamo superiori agli animali, sono convinto che pur di rinunciare al suo potere avrebbe mollato tutto per aprire uno store di pippe vicino ad Abbey Road”.


Spegni la sigaretta, appoggi sul comodino la lattina di Coca e ti raggomitoli addosso a me come fai sempre prima di addormentarti, per un istante penso ai tuoi genitori che sono convinti che stai passando la notte a casa di una tua compagna di classe, mi vengono i brividi, non tanto per loro, ma perché ad abbracciarti e a sentire il tuo corpo nudo che sembra l’equazione perfetta tra il principio d’indeterminazione di Heisemberg e l’endecasillabo dantesco l’amor che move il sole e l’altre stelle mi rendo conto che non voglio perderti, e che tutte le mie paure su Londra sono soltanto delle scuse per non seguirti e di conseguenza per perderti, perché vincere significa accettare, se arrivi vuol dire che a qualcuno può servire, come cantava trent’anni fa Roberto Vecchioni, ma può anche andarselo a prendere in culo il vecchio Roberto, perché l’affermazione che si avvicina di più alla verità è questa, è che io non ho nessuna voglia di andarmene a Londra, preferirei restare qui dove sono come sono, ma se tu partissi senza di me io dovrei ricominciare un’altra volta da capo, da bravo bambino riprendere il sentierino con le mie esperienzine e passettino dopo passettino curare la mia solitudinina cercando qualche altra fighettina con un minimino di cervellino, e allora no, allora che si fottano tutti, allora a te che hai già chiuso gli occhi dico piano: “perché no, perché non venire a Londra con te”, e tu sorridi senza aprire le palpebre dove corrono tutti gli occhi aperti dei sogni, mi abbracci stretto stretto, e io ti accarezzo mettendomi con tutto me stesso a sperare che prima dell’estate tu possa cambiare idea, che questa cazzata di andarcene insieme a Londra finisca per essere sostituita da una bella vacanza a Rimini, o se proprio ci va di esagerare Positano, ma se dovesse invece accadere mi chiedo che faccia potrò mai avere io, quando per la prima volta vedrò Londra, probabilmente quella di un cinquantenne rassegnato a finire solo soletto in un caseggiato di Soho insieme a una vecchia baldracca che legge le carte, toglie i calli e fa i decotti per le emorroidi, ma alla fine invece voglio fare il tifo per la faccia un po’ patetica e stupita di un bambino eterno che guarda estasiato il nuovo gioco che gli hanno regalato e che nel giro di un anno farà la fine di tutti gli altri giochi, Londra buttata alla rinfusa in soffitta o nel sottoscala per fare posto al divertimento del momento, mettiamo noi due ritornati in Italia, mettiamo io e te che viviamo insieme, mettiamo una mansardina ai piedi delle Prealpi con due gemelline che succhiano il latte dalle tue tettine mentre io rollo un cannellino tattico correggendo i compitini di italiano, aspettando che anche questo nuovo giochino alla fine di tutti i giochini finisca per andare a finire, e poi vabbè: “amen”.

postato da RobertoTossani, 08:59 | link | commenti (10) | robe letterarie

giovedì, 09 ottobre 2008

Canzone dell’autunno iniziato da due settimane

Abbaia il cane, il cane abbaia: c’è odore di letame e il primo filo di nebbia basso verso la pianura. Non ho dimenticato i tuoi pompini, spero che loro non abbiano dimenticato me.
Non è che faccia freddo, ma qualcosa che si muove sembra freddo, come d’inverno. Ma non è ancora inverno, non sei una storia finita, il cane abbaia come se ad abbaiare fosse la mia vita.
Arrivano sms mentre cerco un brano dei Muse che non so trovare, sms tristi, brano triste dei Muse. Forse tu stai lavorando, bestemmiando, respingendo chi ti fa la corte.
Alla mia corte son corte le ombre, ombre di vino che bevo sempre meno, ombre lunghe di queste giornate più corte delle serate di quest’estate, andate. So che hai un piercing all’ombelico, un piccolo tatuaggio sulla spalla, il sorriso di un respiro.
Respiro letame, l’abbaiar del cane, i Muse che da mane a sera sono due giorni che prendono il respiro. Sarai la donna che un giorno non lontano non prenderò per mano, non ci sarà più.
Ho freddo, ho stupide foglie cadute, ho risposto agli sms, ho bevuto un’ombra di vino. Tu non sei il mio destino, non lo sei mai stata, ho amato le tue parole, i tuoi occhi, le tue mani.
Domani sarà un venerdì che si ripete: potrei farmi tatuare la formula del ritorno giusto sul culo. Sei di là dal muro, ci resterai: guardo le tue foto e sorrido perché è stato bello, si dice così per addolcire i nostri mai?


postato da RobertoTossani, 10:26 | link | commenti (13) | robe letterarie

martedì, 07 ottobre 2008

facciamo un'altra volta

non ho tempo per morire
: sono troppo occupato a dimenticare quanto amore non ho saputo amare

postato da RobertoTossani, 12:33 | link | commenti (8) | poche idee ma confuse

giovedì, 02 ottobre 2008

Ordunque

Mi scuso con tutti se scrivo poco, se non rispondo ai commenti, se non vengo più nei vostri blog.
La mia permanenza on line è minima in questo periodo, ho alcune robe personali da risolvere, ho parecchie robe da mettere a posto dove presumibilmente dovrebbe ancora soggiornare il mio cervello.
Confido di ritornare a una presenza più assidua, a una risoluzione positiva, a una mappa cerebrale più precisa.
Voi tutti intanto state bene, mi raccomando.
(e in culo alla balena, che non scoreggi)

postato da RobertoTossani, 10:38 | link | commenti (10) | vita quotidiana

lunedì, 29 settembre 2008

MOZZICONI, il trailer

Tra un mese uscirà il primo libro curato da me per Edizioni del Vento.
Mozziconi, sei storie di Monica Nardozi fumettate da Eugenia Monti.
Per ora guardate qui il booktrailer, se ne avete voglia.
Baci.

postato da RobertoTossani, 08:09 | link | commenti (3) | formazione continua

mercoledì, 24 settembre 2008

Punti informativi

Gold è da due settimane in un centro d’addestramento. Sembra essersi calmato, ubbidisce. O almeno: lo fa finché c’è l’addestratrice, che tra l’altro ha affermato che in vent’anni di esperienza Gold è il cane più irruento e testardo che abbia mai conosciuto. Venerdì lo riportiamo a casa. Immagino che sceso dall’auto devasterà qualsiasi oggetto, fiore, siepe, pianta che troverà di fronte, per poi correre in strada appena il cancello sarà aperto. Sono un inguaribile ottimista, io.
La scuola è ricominciata. Sono ricominciati gli allenamenti di karate e pallavolo. Quest’anno gli orari sono verso sera, Ilaria sta crescendo. Visto che prima delle 21:15–21:30 non si mangia, io e Carmen ci siamo dati al footing. Tabella progressiva per arrivare a correre mezz’ora di seguito in due mesi. Al momento siamo arrivati alla serie 7 minuti di corsa e 2 di camminata veloce da ripetere 3 volte. Ieri sera le ginocchia mi hanno chiesto se fosse proprio il caso di sopportare 95 chili sballonzolanti che pesano su di loro. Poi hanno equiparato un’entità superiore a una bestia da cui si ricavano salami e prosciutti.
Ci sono alcune robe che non capisco. Per esempio tre valori sballati da due anni e mezzo nelle mie analisi del sangue, lievemente cotraddittori tra di loro e senza alcun sintomo rilevante. Il guaio è che non lo capiscono neanche i medici. Probabilmente deflagherò nell’universo senza alcuna ragione apparente. Sono sempre un inguaribile ottimista, io.
Tra pochissimo uscirà il primo libro curato da me per Edizioni del Vento (a breve tutti i particolari). A novembre uscirà un’antologia di racconti dove ho scritto anch’io (più in là tutti i particolari). Il nuovo romanzo è sempre lì, spaparazzato tra la mia testa e centinaia di file pieni di parole, appunti, tracce. L’altra notte ho visto in tv Grindhouse di Quentin Tarantino: per la prima volta uno dei registi che amo di più mi ha deluso. L’altra notte ho ascoltato dal mio stereo hi-fi, ancora con piatto e puntina e casse Yamaha da sballo, Per un amico della PFM dopo molto tempo e non mi ha suscitato alcuna emozione. L’altra notte ho iniziato a rileggere Cent’anni di solitudine e l’ho lasciato lì perché ormai lo conosco a memoria. Magari di notte sarebbe intelligente dormire, magari.

postato da RobertoTossani, 09:13 | link | commenti (11) | vita quotidiana

lunedì, 22 settembre 2008

So netto (così clearly) XIX - qui XVIII eccetera eccetera

Come dici? E’ già passato un anno?
Ma dai, io e te? Certo che il tempo vola:
va a schiantarsi sul cazzo per l’affanno
poi guarda il Tg3 che lo consola.

Sembra ieri, noi due, il grande inganno:
come quello che dalla figa cola.
Perché t’arrabbi e dici: “A te ti banno”?
Al San Cinismo il mio cuor s’immola.

Vedi, l’amore così tanto è scemo
che del motore il mondo lui si crede
e uguale il sesso, suo esimio erede

che della storia sente di esser dio.
Ma se il giusto bottone io poi premo
in merda vanno ere e terra e anch’io.

Endecasillabi con schema ABAB ABAB CDD ECE

postato da RobertoTossani, 09:40 | link | commenti (4) | robe letterarie

mercoledì, 17 settembre 2008

anticipa-zioni

non fidarti mai dei maschi che vengono agli appuntamenti in anticipo
: il più delle volte vengono in anticipo anche in altre occasioni

postato da RobertoTossani, 08:38 | link | commenti (12) | poche idee ma confuse